Dal "Corriere di Como" del 24 Gennaio
Palazzetto, il ghiaccio scricchiola per un cavillo
Martedì 24 Gennaio 2012
Ieri in consiglio comunale la manifestazione dei genitori degli atleti contro la chiusura
Nessuno pensava che il nodo del palazzetto dovesse essere sciolto da una commissione comunale, ma la riunione di ieri della Commissione Sport sul futuro del palaghiaccio di Casate ha chiarito almeno tre aspetti. Il primo è che il Comune in teoria era al corrente del cavillo che mette a rischio la struttura fin dal 2009. Il secondo, è che l’assessore comunale allo Sport, Stefano Molinari, si è speso in prima persona per scongiurare la chiusura del palaghiaccio. Il terzo, che fa in parte vacillare l’impegno di Molinari, è che la palla è in mano ai residenti, da quattro anni in guerra con Csu (la società che gestisce il palazzetto) per i rumori causati dalle attività sportive. Pare infatti impossibile che Csu riesca ad appaltare e concludere l’insonorizzazione della struttura entro il termine imposto dai residenti, la fine di febbraio.
Se i residenti accetteranno di pazientare fino al termine delle attività su ghiaccio, aprile, Csu potrebbe - sempre se il Comune dovesse risolvere il cavillo che blocca tutto - insonorizzare il palazzetto d’estate. Se i residenti dovessero invece sguinzagliare gli avvocati, il presidente di Csu Mariano Montini chiuderebbe, «a malincuore», l’attività. Ieri sera in consiglio comunale è intanto andata in scena la protesta dei genitori dei giovani atleti che non vogliono la chiusura.
Il “cavillo”, si è confermato ieri, è questione di confini. I lavori di insonorizzazione sfiorerebbero una parte di terreno che formalmente non è del Comune. Una matassa che va sbrogliata non da Csu, gestore, ma dal Comune, proprietario della struttura.
Secondo quanto riportato dal consigliere Mattia Caprile, Csu nel 2009 - quando presentò il primo progetto per l’insonorizzazione - consigliava al Comune una verifica accurata dei confini di proprietà. Nello stesso documento, si sottolineava che nella stessa porzione del palazzetto erano già stati fatti lavori: una tubazione antincendio. Il precedente, però, non basta. «Non si commette un errore perché forse se n’è già commesso un altro in passato», ha risposto ieri il dirigente comunale Antonio Ferro, il quale ha aggiunto che un tecnico incaricato da Csu sta fisicamente tracciando i confini per dirimere la questione.
Incalzato dai consiglieri Mattia Caprile e Gianni Imperiali, Molinari ha detto che «esistono le condizioni per finire la stagione agonistica». A decidere però sarà Montini, presidente di Csu, nei confronti del quale è già stato emesso un decreto penale di condanna (giugno 2011) per inquinamento acustico. Se i residenti non dovessero rinunciare dopo l’ultimatum del 29 febbraio a portare avanti un’altra azione legale, Montini ha fatto capire che non rischierebbe nuovi guai giudiziari. E quindi chiuderebbe il palazzetto. «Lei al posto mio - ha detto Montini a Imperiali - cosa farebbe?». «Mi dimetterei», ha risposto il consigliere. «Non cambierebbe nulla - ha replicato Montini - il mio successore sarebbe nelle stesse condizioni».
Oggi, intanto, i legali di Comune e Csu si incontreranno per scrivere all’avvocato dei residenti. E la Commissione Sport tornerà a riunirsi tra due settimane. Sembra sempre più chiaro che, per finire la stagione 2012, i 600 atleti di Casate dovranno solo sperare nella clemenza dei residenti.
Andrea Bambace
Dal quotidiano IL Corriere di COMO
| Su Facebook monta la protesta: sono oltre 2mila le adesioni |
| MARTEDÌ 24 GENNAIO 2012 |
Il movimento nato per salvarloIl movimento di protesta contro la chiusura del palaghiaccio di Casate gestito dalla Csu è nato su Facebook pochi giorni fa. Ieri, mentre a palazzo Cernezzi si discuteva il futuro del palazzetto contava già oltre 2.200 adesioni: 2.200 utenti che hanno cliccato “mi piace” sulla pagina “Salviamo il palaghiaccio di Casate”. Molti di loro non si sono limitati a un click del mouse, ma hanno scritto sulla bacheca frasi e testimonianze che dimostrano quanto la città di Como sia affezionata a quel palazzetto, e quanto il ghiaccio di Casate sia indispensabile per centinaia di atleti. C’è chi, con un programma di photoediting, ha creato un logo della protesta: “Como no ice, Como no life”. O chi pubblica sulla bacheca fotografie di vita quotidiana al palazzetto: gare, esibizioni, partite. Domenica, a Bergamo, un gruppo di giovanissime atlete è stato fotografato dietro a uno striscione gigante, “Salviamo il palaghiaccio di Casate”. Sabato sera, Silvana ha pubblicato un’altra foto con un’altra squadra di giovani pattinatori: «Questo è il gruppo di alcuni ragazzi dell’agonismo e del preagonismo che oggi si sono esibiti a Legnano, invece di passare un pomeriggio a bighellonare o davanti alla tv», scrive. Un altro slogan che popola la pagina di Facebook è “Difendiamo il rumore della vita”. Hockeisti, pattinatori ritmici e artistici uniti dalla stessa causa comune: «Ciao a tutti - scrive Sergio - come ex giocatore di hockey a Milano in serie C vi comprendo e vi do tutto il mio appoggio, in quanto ognuno di voi ha diritto di avere il palazzo del ghiaccio dove pattinare! Fatelo sapere a tutti, visto che ormai purtroppo non c’è altro che quell’odioso calcio! L’hockey e il pattinaggio non portano così tanti soldi come il calcio, quindi questo sport viene snobbato. Facciamo sentire la voce la voce degli sportivi di qualsiasi città!». La notizia del rischio di chiusura del palazzetto, a causa di una diatriba con i residenti, è rimbalzata anche sui principali siti e blog di informazione per gli sport su ghiaccio. Andrea Bambace |









Il movimento nato per salvarlo